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Pitea
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Pitea (in greco antico Πυθέας?, Pythéas; Massalia, 380 a.C. circa – 310 a.C. circa) è stato un navigatore e geografo greco antico.
Contents
• Note
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Biografia
Originario della colonia greca di mwbgMassalia (l'odierna mwbwMarsiglia), compì un viaggio di esplorazione dell'mwcaEuropa settentrionale, oltre le colonne d'Ercole, intorno al mwcq330 a.C.cite-ref-0-1-0[1] Viaggiò lungo una considerevole parte della mwdgGran Bretagna, circumnavigandola tra il mwdw330 e il mwea320 a.C.: Pitea è, di fatto, il primo ad aver descritto il mweqsole di mezzanotte, l'mwegaurora polare e i ghiacci polaricite-ref-2[2] e fu anche tra i primi abitanti del mwfwMediterraneo a esplorare le mwgaIsole britanniche, che designò Πρεταννικαὶ Νῆσοι (mwgqPretannikái Nésoi), nome dal quale deriva l'attuale.
È chiaro che i suoi testi furono una fonte centrale di informazioni per i periodi successivi: mwgwGemino di Rodi, autore di opere di astronomia, cita una "Descrizione dell'Oceano", testimoniata da mwhaMarciano come περίοδος γῆς (mwhqperiodos ges, "viaggio intorno alla terra") o mwhgperiplo (circumnavigazione). Estesi resoconti dei suoi viaggi, nel naufragio dell'originale, sono principalmente contenuti nei testi di mwhwStrabone, mwiaDiodoro Siculo e mwiqPlinio il Vecchio e la sua opera fu, inoltre, oggetto di parodia da parte di mwigAntifane di Berge e mwiwLuciano di Samosata.
Sull'Oceano
Pitea descrisse i suoi viaggi in un mwjwmwkaperiplo (parola mwkqgreca che significa mwkgcircumnavigazione e che per traslato indica la mwkwnarrazione di una circumnavigazione) intitolato mwlaSull'Oceano (Περὶ τοῦ Ὠκεανοῦ), di cui sono sopravvissuti solamente alcuni frammenti citati o mwlqparafrasati da autori successivicite-ref-3[3]. Alcuni di loro, come mwmgPolibio e mwmwStrabone, accusarono Pitea di aver documentato un mwnaviaggio immaginario che non aveva avuto mai luogo, ritenendo la sua storia comunque plausibile. Ad oggi, comunque, è abbastanza certo che il viaggio ebbe realmente luogo, dato che le osservazioni del navigatore sono riscontrabili nella realtàcite-ref-0-1-1[1]. Il massaliota, comunque, non fu la prima persona a intraprendere una navigazione dei territori del mwoqMare del Nord e intorno alla Gran Bretagna: verso il mwog550 a.C. lo aveva preceduto il cartaginese mwowImilcone e, inoltre, i commerci tra i mwpaGalli e la Gran Bretagna erano già molto fiorenti; pescatori e altri naviganti viaggiarono fino alle mwpqIsole Orcadi, alla mwpgNorvegia o le mwpwShetland. In tale contesto, il romano mwqaRufio Festo Avieno menziona un precedente viaggio greco, stimandolo intorno al mwqqVI secolo a.C.cite-ref-4[4].
Una ricostruzione congetturale del viaggio di Pitea, che si basa sullo studio dei venti e delle correnti marine, lo vede partire da mwrwMarsiglia nella primavera (il mese di marzo era il migliore per via dei venti moderati) con una nave avente un equipaggio di 25 - 30 uomini)cite-ref-5[5]. Il viaggio era reso possibile anche dal fatto che tutta la mwtaSpagna, la mwtqFrancia, la mwtgGran Bretagna e l'mwtwIrlanda erano abitate dai mwuaCelti, la cui lingua era comunemente parlata nella colonia greca di mwuqMarsiglia accanto al greco e che - quasi certamente - Pitea conoscevacite-ref-6[6]. Egli, forse per via di terra, potrebbe aver aggirato le mwvgColonne d'Ercole, stante il blocco mwvwcartaginese dello mwwastretto di Gibilterra, per poi successivamente approdare a mwwqCadice, da dove si sarebbe reimbarcato. Alternativamentecite-ref-7[7], egli potrebbe aver navigato sotto costa da Marsiglia alla colonia greco-iberica di mwxgEmporion (attuale mwxwEmpúries) e mwyamwyqTarraco (attuale mwygTarragona) alle attuali mwywSagunto, mwzaAlicante, mwzqMalaga, mwzgFaro, mwzwLisbona, mwaaPorto, mwaqLa Coruña, mwagBayonne, mwawBordeaux, mwbaLa Rochelle, mwbqSaint Nazaire, l'estuario della mwbgLoira (mwbwNantes, dove fece sosta per rifornirsi di viveri), l'mwcaIsola di Quiberon, mwcqLorient, Capo Kabaion (mwcgPointe du Raz in mwcwBretagna), mwdaBrest, mwdqSaint-Malo, mwdgPlymouth, le mwdwIsole Scilly (le mitiche "mweaCassiteridi", ricche in miniere di mweqstagno), Cape Pollurion ("Belerium" vicino a mwegCapo Lizard in mwewCornovaglia), ove fece tappa e visitò le miniere di stagno. Pitea fu il primo a descrivere l'mwfaIberia (attuali mwfqSpagna e mwfgPortogallo) come una penisola collegata alla mwfwGallia, l'attuale mwgaFrancia. Di qui proseguì costeggiando l'odierno mwgqGalles e giungendo a mwggCardiff, mwgwSwansea, Mona (mwhaAnglesey), mwhqCardigan, mwhgLiverpool, l'mwhwIsola di Man, mwiaArran, mwiqGlasgow, mwigIona, mwiwMull, mwjaEbridi, Orcadi, le mwjqFær Øer (probabilmente da identificarsi con la mitica "mwjgThule", dove "l'isola dove bevono il frumento fermentato e dove il sole non tramonta mai")cite-ref-8[8], l'mwkwIslanda ("l'isola dove il sole va a dormire", la descrizione poetica dell'mwlaaurora boreale, circondata dal "mar di gelatina", ovvero il mare ghiacciato), che venne circumnavigatacite-ref-9[9]. Poi si diresse ad est, spinto dalla mwmqCorrente del Golfocite-ref-10[10], approdando in mwngNorvegia, presso l'attuale mwnwBergen, e discese verso mwoaOslo, mwoqGöteborg, la costa tra mwogCopenaghen e mwowStoccolma, l'isola di mwpaGotland, la costa dell'attuale mwpqFinlandia meridionale, mwpgIngria (la regione dell'attuale mwpwSan Pietroburgo, le coste baltiche di mwqaEstonia, mwqqLettonia, mwqgLituania, mwqwPrussia (la regione delle attuali mwraKönigsberg - mwrqKaliningrad, e facendo ritorno lungo la costa tra le attuali mwrgDanzica ed mwrwAmburgo, dove descrisse il commercio della resina fossile da lui chiamata "elektron" (mwsaambra), circumnavigando la mwsqDanimarca. Da qui, riprese verso occidente raggiungendo la foce del fiume mwsgHull e discese la costa orientale della Gran Bretagna, il mwswKent, l'arcipelago dell'mwtaHelgoland, le coste degli attuali mwtqPaesi Bassi, mwtgBelgio, mwtwNormandia e infine, la costa meridionale dell'mwuaIrlanda e il ritorno lungo il litorale dei mwuqPaesi Baschi e il rientro a Marsigliacite-ref-11[11]. Pitea identificò correttamente la mwvgGran Bretagna e l'mwvwIbernia (l'Irlanda) come due isole separate, e le popolazioni delle coste baltiche come parlanti una lingua non celtica (sebbene non li avesse identificati come mwwaGermani) dediti prevalentemente alla pastorizia.cite-ref-12[12]. Nel tratto di mare tra la mwxqScozia e l'mwxgIslanda, Pitea annotò che il mare era molto burrascoso, con onde alte anche diversi metri, con un clima molto brumoso e l'orientamento gli era fornito, come per i mwxwCartaginesi, dalla mwyaStella Polarecite-ref-13[13]. Quasi certamente si avvalse del resoconto del viaggio del cartaginese mwzqImilcone, almeno fino alla navigazione lungo le coste gallesi ed irlandesicite-ref-14[14].
Pitea studiò la produzione e la lavorazione dello mw0wstagno nella regione più ricca di tale metallo, la mw1aCornovaglia e, durante la sua circumnavigazione della Gran Bretagna, notò che le maree erano molto alte. Egli registrò il nome delle isole in greco come mw1qPrettanike, che mw1gDiodoro Siculo in seguito definì mw1wPretannia. Questo corrobora le teorie secondo le quali gli abitanti costieri della Cornovaglia possano essersi chiamati mw2aPretani o mw2qPriteni, persone "Pitturate" o 'Tatuate', un termine che i Romani latinizzarono come mw2gPitti.
Inoltre, visitò un'isola distante sei giorni di navigazione dal nord della Gran Bretagna, chiamata mw3aThule. Siccome il mare risultava ghiacciato, fatto ignoto fino allora, Pitea lo descrisse come "Il mare di mw3qgelatina". Si ritiene che Thule possa essere riferibile all'Islanda o a zone costiere della Norvegia, le mw3gIsole Shetland o le mw3wIsole Fær Øercite-ref-15[15]. Pitea afferma che Thule era un paese agricolo che produceva mw5amiele. I suoi abitanti mangiavano frutti e bevevano mw5qlatte, e fabbricavano una bevanda fatta di grano e miele, in quanto, a differenza delle popolazioni dell'mw5gEuropa meridionale, possedevano granai all'interno dei quali effettuavano la mw5wtrebbiatura dei cereali. Sosteneva, inoltre, che gli fu mostrato il luogo dove il Sole andasse a dormire e annotò che a Thule la notte durava solamente due o tre ore. Dopo un giorno ulteriore di navigazione verso nord, egli sostenne di aver visto il mare congelato ("Il mare di gelatina"); a questo punto è possibile che abbia raggiunto la mw6aGroenlandia. Secondo Strabone:
«Pitea parla anche di acque intorno a Thule e di quei posti dove la terra, propriamente parlando, non esiste più, e neppure il mare o l'aria, ma un miscuglio di questi elementi, come un "polmone marino", nel quale si dice che la terra e l'acqua e tutte le cose sono in sospensione come se questo qualcosa fosse un collegamento tra tutti questi elementi, sul quale fosse precluso il cammino o la navigazione.»
Il termine usato per "polmone marino" a dire il vero deve essere inteso come mw6wmedusa, e gli scienziati moderni ritengono che Pitea qui cercò di descrivere la formazione di isole di ghiaccio all'estremità della mw7acalotta polare, dove mare, neve e ghiaccio sono circondati dalla nebbia.
Dopo aver completato l'esplorazione della Gran Bretagna, Pitea viaggiò fino alle basse coste continentali del mw7gmare del Nord. Il navigatore può anche aver visitato un'isola che era fonte dell'mw7wambra. Nella mw8amw8qStoria Naturale, mw8gPlinio il Vecchio afferma che:
«secondo Pitea i Guioni, popolazione della Germania, abitavano le sponde di un estuario dell'Oceano di nome Metuonide per un'estensione di 6000 stadi; a un giorno di navigazione si trovava l'isola di Abalo, dove, egli afferma, durante la primavera l'ambra era trasportata dalle correnti, ed era una secrezione del mare congelato; gli abitanti se ne servivano come legna per il fuoco e la vendevano ai vicini Teutoni.»
(Plinio il Vecchio, XXXVII 11, 35)
L'isola potrebbe essere stata l'mw9qHelgoland, la mw9gSelandia nel mw9wmar Baltico o anche le coste della mw-abaia di Danzica, la mw-qSambia o la laguna mw-gCuronia, che erano storicamente le più ricche fonti di ambra nell'mw-wEuropa settentrionale (i Guioni di Plinio possono essere stati i germanici mw-aGoti o i mw-qBalti). Pitea potrebbe essere ritornato in patria ripercorrendo la stessa via dell'andata, oppure attraverso la terra, seguendo il fiume mw-gReno.
Pitea stimò il perimetro costiero della Gran Bretagna con un'approssimazione di appena il 2,5% al di sotto delle moderne stime. C'è, altresì, la prova che usò la mwaqastella Polare per fissare la mwaqelatitudine e comprendere le relazioni tra mwaqimaree e mwaqmFasi lunari: fu infatti nella mwaqqSpagna settentrionale che studiò le maree: qui potrebbe aver scoperto che sono causate dalla mwaquLuna, secondo una teoria ripresa secoli dopo anche da mwaqyPosidoniocite-ref-16[16].
Al suo ritorno a Marsiglia non venne creduto dai contemporanei, che lo definirono un ciarlatano.
Note
cite-note-0-11. ↑ mwarqmwarumwaryPìtea, su mwarctreccani.it. mwargURL consultato il 5 maggio 2016..
cite-note-22. ↑ S. Magnini, mwarwIl viaggio di Pitea sull'Oceano, Bologna, Pàtron editore, 2002, p. 172.
cite-note-33. ↑ Cfr. mwasaFGrHist 566.
cite-note-44. ↑ B. Luiselli, mwasqStoria culturale dei rapporti tra mondo romano e mondo germanico, 1992, (pp.mwasu 93–130).
cite-note-55. ↑ K. Müllenhoff, Deutsche Altertumskunde, I, Berlino 1870, p. 211 segg.
cite-note-66. ↑ G. Hergt, mwaswDie Nordlandfahrt des Pytheaes, Halle, 1893
cite-note-77. ↑ Hugo Berger, mwataGeschichte d. wissenschaftlichen Erdkunde der Griechen, 2ª ed., Lipsia, 1903, p. 327 segg.
cite-note-88. ↑ G. Knaack, mwatqAntiphanes von Berge, in mwatuRhein. Museum, LXI (1906), p. 135 segg.
cite-note-99. ↑ M. Cary e E. H. Warmington, mwatkThe ancient explorers, Londra, 1929, p. 33 segg.
cite-note-1010. ↑ G. V. Callegari, mwat0Pitea di Marsiglia, in Riv. st. antica, VII (1903), pp. 522, 701; VIII (1904), pp. 231, 547; IX (1905), p. 242
cite-note-1111. ↑ Cfr. Plinio, IV 94.
cite-note-1212. ↑ Diodoro, V, 21-23
cite-note-1313. ↑ Plinio, Nat. Hist., IV, 94-95
cite-note-1414. ↑ Strabone, II, 104 (cfr. anche I, 64; II, 75; III, 148, ecc.)
cite-note-1616. ↑ Pitea, pp. 39-45 Bianchetti.
Bibliografia
• mwavyKarl Müllenhoff, mwavcDeutsche Altertumskunde, I, Berlino 1870, p.mwavg 211 segg.;
• Gustav Hergt, mwavoDie Nordlandfahrt des Pytheaes, Halle 1893;
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• mwawoStefano Magnani, Il viaggio di Pitea sull'Oceano, Bologna, Pàtron editore, 2002, ISBN 88-555-2641-3.
• Serena Bianchetti, mwawwPitea di Massalia, L'Oceano. Introduzione, testo, traduzione e commento, Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 1998. ISBN 88-8147-143-4
• mwaw8(FR) Dimitri Michalopoulos, Ultima Thule ou Dieu a de l'humour, in Science et foi, n. 122, gennaio 2017, pp. 17-19.
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itPìtea, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaArnaldo Momigliano, PITEA, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
• citerefsapere-itPitèa di Marsìglia, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Pytheas, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefopen-library(EN) Opere di Pitea, su Open Library, Internet Archive.
• mwaxy(DE) Auf den Spuren des Pytheas von Massalia, su ohher.de.
• mwaxgPitea, un uomo contro l'infinito, su youtube.com.